Andreoli Vittorino - 2013 - La quarta sorella by Andreoli Vittorino

Andreoli Vittorino - 2013 - La quarta sorella by Andreoli Vittorino

autore:Andreoli Vittorino [Andreoli Vittorino]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: Fiction, General
ISBN: 9788858660935
Google: SRInAQAAQBAJ
editore: Rizzoli
pubblicato: 2013-10-07T22:00:00+00:00


Fantasie su una moglie morta

Era certo che in quel periodo in famiglia continuava a dominare il pensiero della morte, anche se nessuno lo esprimeva. E forse proprio il silenzio, che aveva preso il sopravvento, era il segnale che quel tema aleggiava perennemente e che li univa tutti anche se in maniera implicita.

La riflessione sulla morte dovrebbe occupare di più il tempo presente, poiché potrebbe aiutare a imporre delle regole alla stessa esistenza. Pensare alla morte per vivere, non per morire. Un paradosso, ma non tanto assurdo. Se la si riporta nel quotidiano, le azioni acquistano indubbiamente una colorazione particolare, mentre se la si dimentica, dominano l’onnipotenza e una presunzione di immortalità che finiscono per impoverire la vita terrena: ci si illude che rimanga sempre tempo per fare e che quindi non valga la pena di impegnarsi mai. Si giunge infatti a una sorta di passività.

In quella famiglia vivevano pieni di morte, persino la signora Tarantola doveva prendere atto che libertà e morte sono due termini che non si coniugano in maniera perfetta. Almeno la morte come evento non voluto, e quindi contro la propria libertà.

L’unica maniera per metter insieme questi termini è il suicidio lucido e predeterminato. E il fatto di scegliere la propria morte la sottrae all’imperio di qualcosa d’altro, sia esso il destino, le leggi di natura oppure il consumo puro e semplice degli organi. E naturalmente la si sottrae anche alla decisione di un marito che pensi di eliminare una presenza ingombrante.

Morire per volontà del marito significava accettarne ancora il potere ed esserne succube, paradossalmente proprio mentre riteneva di aver conquistato la libertà. La signora Tarantola sapeva che la morte aveva adesso invaso la mente del marito e che lui ora la vedeva cadavere, anche se non necessariamente distesa su un sarcofago, in attesa di sepoltura.

La vedeva morta da viva.

E la sua aggressività era diminuita, nei suoi discorsi era meno intollerante, meno sferzante.

La vedeva pallida e non rossa in volto come fosse di fuoco, con le braccia lungo il corpo come se pesassero, e non le agitava come a volerlo colpire. Le sue vesti erano bianche e in quella visione era più accettabile.

Sembrerà persino paradossale ma adesso, da morta, lo attraeva di più e lui immaginava di fare l’amore e gli pareva che tutto funzionasse a dovere, non certo con prestazioni da eroe, ma almeno da uomo e non più da omuncolo impotente. Anzi, immaginava sovente di unirsi a lei ed era strepitoso vederlo mentre si avvicinava al cadavere, le sollevava l’abito e si soffermava sul corpo bianco, esangue, ma delicato, più discreto, più intimo. Lo accarezzava e, anche se cercava di muovere le mani dappertutto, finiva sempre sul seno e poi là, al pube, e qui si preparava a entrare: sentiva una certa resistenza che sapeva di verginità e non pensava di sicuro alla resistenza cerea, all’indurimento dei tessuti.

Finiva per infilarsi dentro e ci stava bene, come se, oltre a inserire un oggetto che adesso funzionava, volesse entrare tutto e invaginarsi per rinascere mentre lei era morta.



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